Lumina n. 31

5 Mag 2025

Quando restare ti rassicura, ma non ti corrisponde più

Quando sei un imprenditore freelance e hai un progetto tra le mani che ti assorbe quasi completamente, ci sono momenti in cui intuisci che è il momento di fare un salto. Puntare un po’ più in là. Allargare lo spazio. Mettere a frutto tutto quello che hai imparato.

Eppure resti lì. In una zona di mezzo, sospesa. Non pienamente realizzato, ma ancora troppo legato a ciò che hai costruito per rischiare di perderlo.

È la comfort zone, ma non quella comoda: è quella che trattiene, che rallenta, che ti fa sentire al sicuro solo perché conosci già tutte le sue pareti.

🌱 Il paradosso del potenziale

Essere gifted spesso significa vedere dieci possibilità dove gli altri ne vedono una, ma significa anche avere dieci paure dove gli altri ne hanno mezza.

E se cambio target e poi non funziona? E se alzo i prezzi e perdo i miei clienti? E se delego e perdo il controllo e il mio tocco personale?

Noi gifted abbiamo in noi il seme della creatività, della visione d’insieme, persino del rischio, ma a bilanciare tutto ciò, riportandoci quasi violentemente per terra, c’è un’autocritica impietosa. La paura che ci blocca spesso non arriva dall’esterno, ma dalla profondità della nostra stessa mente. È lì che molte strategie si fermano, non per mancanza di idee, ma per mancanza di quella fiducia in te che serve per sostenerle.

 😰 E se per crescere dovessi diventare un’altra?

Qualche settimana fa è venuta da me una ragazza gifted, freelance da anni, con una mente raffinata ed eclettica. Mi ha detto: “Sento che potrei crescere, ma ogni volta che ci provo mi blocco. È come se dovessi scegliere tra andare avanti o restare me stessa.”

Abbiamo esplorato insieme quella sensazione, quella paura profonda di snaturarsi. Abbiamo capito che, per lei, diventare più “strutturata” equivaleva per forza a diventare più aggressiva, più simile a un certo modello di business-woman che non le appartiene.

E quante volte succede proprio questo: associamo la crescita a una perdita. Di autenticità. Di originalità. Di quel modo unico e sensibile che abbiamo nell’approcciarci al mondo del lavoro.

Ma non dev’essere così. Crescere non significa cambiare pelle, ma evolvere nella pelle che già abbiamo. È trovare modi più chiari, più funzionali, per esprimere chi siamo, non per nasconderlo sotto una maschera da “imprenditore ideale”.

Le ho spiegato che sviluppare una strategia di crescita non implica mettere in piedi una recita, ma darsi la possibilità di esprimersi, di farsi notare e apprezzare dalle tante (perché sono tante!) persone disposte a vederci e stimarci.

C’è qualcosa di rassicurante nel rimanere fermi, nel non cambiare mai, ma la verità è che si cambia sempre – volenti o nolenti. Tanto vale adattare a noi quel cambiamento, no?

🥇 Strategia: una parola che fa paura

Ci sono stati momenti, nella mia attività da freelance, in cui sapevo esattamente cosa andava fatto, ma non riuscivo a farlo. Mi sembrava troppo ambizioso, troppo banale, o troppo “strategico”. Come la prima volta in cui ho pensato di aumentare le mie tariffe. Non era una decisione campata in aria: avevo esperienza, risultati, e clienti soddisfatti. Eppure, ho rimandato per settimane. Temevo di sembrare pretenziosa, di perdere consenso. Solo più tardi ho capito che il vero blocco non era fuori: era nella mia difficoltà a riconoscere che il mio lavoro stava cambiando e che io, con lui, stavo crescendo.

La parola “strategia” può sembrare fredda e per noi gifted, empatici e “diversi dalla norma”, può farci storcere il naso. È importante capire che, invece, la strategia può essere un atto di cura, un modo per proteggere la nostra energia, per valorizzarla. Serve a decidere a cosa dire sì e a cosa dire no. Serve a scegliere dove vogliamo essere tra un anno, dandoci concrete possibilità di riuscirci.

A volte, il punto di partenza non è chiedersi “come faccio a crescere?”, ma “quale parte di me sto cercando di proteggere restando ferma?”.

Una strategia che ti somiglia non è un vincolo: è una direzione.

Una strategia che ti somiglia non è una gabbia: è una direzione. E soprattutto, è uno scudo contro l’ansia del “non sto facendo abbastanza”, perché ti mostra che, senza dubbio, ti stai dando il permesso di provarci. E non è poco.

E ti dico questo: forse quella che chiami “paura di fallire” non è davvero paura di sbagliare. Forse è la vertigine di riuscire. Perché crescere, davvero, cambia le cose. Ti chiede di ridefinire ruoli, relazioni, abitudini. Ma restare piccoli per paura di diventare grandi è una rinuncia che pesa. Più di quanto vogliamo ammettere.

E tu? Cosa stai trattenendo oggi, non perché non funzioni… ma perché temi che possa funzionare davvero?

COSE CHE HO OSSERVATO QUESTA SETTIMANA

Questa settimana ho notato una cosa curiosa: ci sono momenti in cui iniziamo a prenderci una pausa proprio quando le cose sembrano iniziare a funzionare.

Come se non fossimo del tutto abituati all’idea che possa andare bene. Come se una parte di noi, appena intravede la possibilità di riuscire, attivasse un meccanismo di autodifesa sottile e silenzioso – tipo: “ok, meglio rallentare, meglio non illudersi, meglio non esporsi troppo”.

Non è sabotaggio. È solo che, se hai faticato a costruire fiducia, la felicità può sembrare destabilizzante tanto quanto il fallimento.

Un’altra cosa che mi ha colpita – e che mi colpisce sempre più spesso – è il potere di chi ti ascolta davvero. Non per analizzare, correggere o spiegarti cosa dovresti fare, ma per restare presente. Succede raramente, ma quando accade, lo riconosci subito: la persona davanti a te non ha bisogno di riempire lo spazio. Ti lascia parlare, respirare, inciampare. E quel tipo di ascolto, quello che non forza il senso delle cose, ti cambia più di qualsiasi consiglio ben formulato.

Infine, mi sono accorta che certe domande non chiedono una risposta. Chiedono solo compagnia. Qualcuno che resti accanto mentre continui a portarle con te, senza la fretta di risolverle.

E a volte, mi sembra che sia proprio lì che avviene qualcosa di importante: nel momento in cui smetti di dover chiudere tutto, e inizi a restare in dialogo con ciò che è ancora aperto.

Lumina è la newsletter in cui ti racconto il mondo gifted dal punto di vista di chi gifted lo è e ha fatto della sua neurodivergenza uno strumento per aiutare altri gifted. Troverai storie ed esperienze, mie e delle persone che si affidano a me. Idee, suggerimenti, qualche strategia e molti fallimenti. Sentiti a casa, mettiti comodo e comoda, vuoi un caffè? Buona lettura!

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